Il lavoro è fonte indispensabile per il benessere di ogni individuo non solo perché è in grado di assicurargli sostentamento economico, dunque tutto il fabbisogno indispensabile di cui necessita per vivere. Gli consente anche di essere utile mettendo in campo la propria “formidabilità” per costruire un futuro luminoso per sé stesso e per l’intera società.
La Costituzione italiana è l’unica al mondo che pone il lavoro a fondamento della Repubblica, il che dovrebbe sensibilizzare gli italiani circa l’importanza di rispettarne la dignità. A quanto pare ci troviamo invece di fronte a una triste realtà e a confermarlo è l’XI Relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 12 marzo 1999, n.68 ai sensi dell’Articolo 21 della stessa legge. Tutte le aziende pubbliche e private che abbiano almeno 15 dipendenti, in base a quest’ultima, devono rispettare obblighi di assunzione ben precisi: in quelle con più di 50 dipendenti, almeno il 7% deve comprendere persone con disabilità, in quelle tra i 36 e i 50 le persone con disabilità devono essere almeno due, in quelle tra i 15 e i 35 deve essercene almeno una. In caso di violazione sono previste le seguenti sanzioni: per ritardo nell’invio del prospetto informativo una multa di 702,43 euro con una mora di 34,02 euro per ogni giorno di ritardo ulteriore; per mancata assunzione di persone iscritte al collocamento mirato la multa è pari a 153,20 euro al giorno.
Innanzitutto, dalla suddetta Relazione è emerso che c’è stato un mancato rispetto degli obblighi di assunzione sanciti dalla legge n. 68 da parte delle aziende, e queste ultime non hanno ricevuto le sanzioni in maniera adeguata. Infatti, secondo i dati ISTAT, nel nostro Paese soltanto il 20% delle persone con disabilità di età compresa tra i 15 e i 64 anni riesce a ottenere un posto di lavoro. Alessandro Chiarini, presidente del Confad (Coordinamento Nazionale Famiglie con Disabilità), ha dichiarato che questo evidenzia “una tendenza molto negativa che rende sempre più difficile l’autonomia e l’emancipazione attraverso il lavoro, soprattutto per le persone con grave disabilità”, nonché per le donne non autosufficienti il cui numero, peraltro, è inferiore a quello degli uomini.
Il bilancio fotografato dalla Relazione è il seguente: nel 2019 gli iscritti al collocamento mirato erano 847.708, diminuiti a 794.937 nel 2020 e a 774.507 nel 2021; nel Meridione e nelle isole il numero di iscritti ammontava al 55%, con liste d’attesa troppo lunghe per la prima chiamata di lavoro, che sarebbe potuta non avvenire; nel Centro Italia il numero ammontava al 18%, seguito dal Nord Ovest e dal Nord Est. Per quanto riguarda i contratti, nel 2019 erano oltre 58.000, scesi di circa un terzo nel 2021 e la tipologia prevalente era quella a tempo determinato.
Al giorno d’oggi, in sintesi, ci troviamo di fronte a un sistema che non è ancora in grado di garantire quella svolta indispensabile per creare ambienti veramente inclusivi e non discriminatori nei confronti di questa categoria di lavoratori. È importante inoltre notare che i dati statistici sono ancora oggi datati, quindi incerti e manipolabili: l’ultimo aggiornamento dei numeri risale al 2021 e ciò comporta chiaramente notevoli difficoltà ad agire con politiche efficaci.
Il 15 maggio 2009 il Parlamento ha approvato la ratifica in Italia della “Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità” del 13 dicembre 2006, fondamentale traguardo in tema di rispetto e difesa dei diritti umani, tra cui il lavoro, di cui ho accennato nel mio intervento a In&Aut Festival il 18 maggio 2024 a Milano (min. 31:26 e min. 56:25). Infatti, scopo della Convenzione è promuovere, proteggere e assicurare alle persone con disabilità il pieno ed eguale godimento di tutti i diritti umani, di tutte le libertà fondamentali e il rispetto per la loro dignità. In realtà queste persone presentano “menomazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali che, in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri” (Art.1 della suddetta Convenzione). Ebbene, la disabilità altro non è che l’insieme di tutte quelle “barriere di diversa natura” che vengono imposte, impedendo così all’individuo di mettere in campo la propria formidabilità; pertanto fra queste barriere possiamo individuare anche la mancanza di supporti dei quali egli necessita e la loro imposizione contro la sua volontà.
Dice un proverbio sudafricano: “L’amore è come la pioggia: non sceglie su quale erba cadere”. Questo vuol dire che tutti noi godiamo della stessa dignità a prescindere dalle nostre caratteristiche e qualunque imposizione, qualunque mancanza e qualunque azione che leda la dignità di una persona deve essere considerato un crimine contro l’umanità.
Alessandro Ghisolfi
